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Mancano 12 secondi. Siamo sotto di 2 punti. Rimessa dal fondo. Vengo giù in palleggio, con calma, un occhio al cronometro per essere sicura di non lasciare un altro tiro a loro. Chiamo il pivot per il blocco centrale. Quando manca poco, pochissimo, parto. La mia avversaria passa dietro al blocco lasciandomi lo spazio che cercavo. Allora tiro. Da tre, per vincere.

L’ultimo tiro della partita è quello per cui vale la pena giocare. È quello che, comunque vada, ti regalerà le emozioni più intense. Quello che non ti farà dormire la notte e che ti resterà appiccicato addosso per tutta la settimana, fino alla prossima partita.

A me piace prendermi l’ultimo tiro, anche se nella mia carriera sono stati molti di più quelli che sono usciti, rispetto a quelli che sono entrati. Mi piace sapere che le compagne e l’allenatore si fidano di me, mi piace la responsabilità, mi piace la paura di sbagliare mista alla convinzione di farcela. Mi piace avere tutti gli occhi addosso, mi piace il silenzio che sento anche se tutti attorno urlano. Mi piace esultare smisuratamente quando la palla entra.

Potevo andare dentro per cercare un canestro da due o il fallo. Potevo passarla perché tutti si aspettavano che tirassi io. Potevo fare tutto in maniera diversa, ma in quegli attimi è puro istinto. Sono solo pochi secondi ma passano lentissimi, battono insieme al cuore. Se segni diventi l’eroe della partita, se sbagli l’hai persa tu con quel tiro, con quella scelta. E non importa se tutti ti dicono che la sconfitta non è colpa tua, che bisognava vincerla prima, comunque quella palla non è entrata e sono gli altri ad esultare mentre tu torni a testa bassa in panchina. La sconfitta la senti tua più di tutti.

Appena la palla lascia le mie dita sono sicura di aver fatto la scelta giusta, di aver preso il miglior tiro possibile. Guardo la palla volare verso canestro. La direzione è giusta, lo spin buono, la parabola perfetta. Tutti seguono il tiro con il fiato sospeso. Io rimango con il braccio in alto, immobile dopo il tiro e aspetto che la palla entri. Dentro di me sono sicura che la palla tra poco entrerà, sarà solo retina. Ciuf. Lo sento. Voglio esultare con le mie compagne dopo questa brutta e difficile partita. Ciuf. Aspetto di sentire il fruscio della retina. Ciuf. La palla resta in aria per un secolo… E poi esce. Abbiamo perso!

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