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“Hey Silvia, ti ricordi quando abbiamo giocato ad Adana ed avevamo la scorta con il mitra e il bodyguard che assaggiava il cibo per verificare che non fosse avvelenato?”

“Come no, era il periodo in cui il tipo del PKK era in asilo politico in Italia e Santino gli assomigliava tantissimo ahahaha. E quella volta in cui siamo rimaste bloccate a Sopron perché durante la notte è caduto un metro e mezzo di neve? Dio che ridere!”

Ho chiamato Susanna Bonfiglio dopo aver letto l’articolo sulla Gazzetta, per farmi raccontare un po’ meglio la storia del basket in carrozzina e come sta il suo ginocchio, ma inevitabilmente l’intervista è passata in secondo piano e ci siamo messe a ricordare aneddoti e situazioni vissute nei due anni assieme a Priolo, due anni bellissimi terminati con la conquista dello Scudetto nel 2000. Ora Priolo non c’è più, la squadra si è ritirata un anno fa dalla massima serie dopo ben 28 stagioni consecutive in A1 (solo Parma ha fatto meglio!) e rimangono solo due squadre giovanili in attività.

Susanna, a 41 anni, gioca a Catania in serie B.

Una con il fisico che ha lei potrebbe tranquillamente ancora giocare in A1, senza parlare ovviamente di talento, perché di quello ne ha a vagonate. Quando l’ho conosciuta, alla mia prima esperienza in A1, mi ricordo che mi aveva impressionato il suo palleggio-arresto-tiro “da uomo”, e dire che io in questo fondamentale non sono messa malissimo. Era assolutamente immarcabile per la velocità di esecuzione, la meccanica perfetta e soprattutto l’elevazione che non avevo mai visto in nessun’altra giocatrice. Nonostante questo fisico da “wonder woman” Susy è sempre stata fragile, e la sua carriera costellata da infortuni. Nel 2007 è stata operata dal mitico Lelli, che per risolvere un problema al ginocchio le ha messo una protesi sulla troclea femorale.

Ora, detta così, per me è arabo, ma praticamente Susy gioca con una vite che si va a sostituire alla parte finale del femore, poiché in uno dei suoi mega salti femore e tibia hanno sbattuto tra di loro, a causa dell’assenza di cartilagine, ed è venuto via un pezzettino di femore. Nonostante la protesi, Susy ha giocato molte altre stagioni in Serie A1, anche se a ben vedere è stata una dei rarissimi casi di atleti professionistici tornati in attività dopo un intervento del genere. La protesi, mi ha detto, non le crea nessun tipo di problema o disturbo nella vita regolare, ma svolgere un’attività agonistica di altissimo livello è un’altra storia.

A causa di questa protesi, 3 anni fa, dopo la firma di un protocollo di intesa tra la FIP e la FIPIC, Bonfiglio è stata chiamata dalla nostra federazione ad essere la testimonial del movimento cestistico in carrozzina, per cercare di rilanciarlo vista la in gravissima crisi di tesserate. Di recente ha anche partecipato ad un raduno della nazionale femminile di Carlo Di Giusto a Roma, provato la carrozzina e preso contatto con questo mondo nuovo:

“Ho trovato un gruppo di gente speciale, mi hanno accolta come se fossi una di loro da sempre. Per me è stata prima di tutto una grande lezione di vita, ti rendi conto di quanto sei fortunato, smetti di lamentarti per ogni dolorino insignificante che puoi avere!”

Ma com’è andata con la carrozzina?

“Per me il basket è uno solo e non c’è distinzione tra quello in piedi e quello da seduti, lo spirito con il quale ho affrontato questa esperienza è lo stesso con cui entro di solito in un campo da basket, cioè ho voglia di divertirmi. Non ho ancora fatto un allenamento completo con loro, per ora ho provato la carrozzina. Ho mani buone e riesco a tirare da seduta, riesco ad arrivare a canestro anche da tre punti, ma devo tirare a due mani. Prendere confidenza con il mezzo è difficilissimo: il movimento base è il “giro ruota” che è tipo il nostro piede perno. Senza saper fare quello molto bene non vai da nessuna parte. Riuscire a giocare insomma richiede tanto allenamento e padronanza del mezzo. Poi ci sono tutte le strategie di gioco, i blocchi… Mi sembra davvero molto divertente. La cosa curiosa è che loro oltre al fisioterapista hanno anche il tecnico della carrozzina, perché in base alla disabilità ci vuole una carrozzina ad hoc con delle specifiche ben precise: più alta o più bassa, con lo schienale fatto in un certo modo e l’inclinazione giusta delle ruote, che può cambiare molto da persona a persona.”

Susy mi ha spiegato molte cose di un mondo che non conosco. Prima di tutto se lei decidesse di chiedere la disabilità minima, che comunque non è detto che le venga data perché è la commissione internazionale che deve valutare il suo caso, perderebbe definitivamente l’idoneità per pratica sport “in piedi”. È quindi una decisione molto delicata! Poi, non ci sono squadre femminili in Italia, le donne giocano assieme agli uomini con il pallone grande. C’è invece la nazionale femminile che gioca con il pallone regolamentare che utilizziamo anche noi. C’è anche la questione dei “punti” che ogni giocatore vale e che sommati non possono mai eccedere il 14 in campo, e Susy avendo la disabilità minima varrebbe quindi un punteggio molto alto, un 4,5, proprio come i normodotati. (Per capirci una lesione spinale da metà schiena in giù vale 1 punto, un amputato 4/4,5).

“Anche il loro percorso è molto diverso dal nostro. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne adulte che magari hanno avuto un incidente e si sono avvicinate al basket tardi per cui non hanno fondamentali e tirano male. Invece è molto importante passare bene la palla, perché alcuni che non muovono il busto se no non riescono nemmeno a prenderla.

Alcuni penseranno che sono matta, ma io mi sono divertita davvero e sto cercando di valutare serenamente la situazione per poter fare una scelta libera, senza farmi influenzare dai pregiudizi. La cosa certa è che ho trovato un mondo stupendo che non conoscevo e che vorrei più persone conoscessero”.

Ecco, ora anche noi ne sappiamo un po’ di più. Un grosso in bocca al lupo a Susy, perché possa fare la scelta più giusta per lei, di certo alla prima occasione mi piacerebbe vedere una partita di basket seduto! Per ora, però, mi è venuta voglia di spulciare le foto di quando giocavamo a Priolo assieme… e non ridete per il taglio di capelli che avevo!

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