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SULLE TRACCE DEI GORILLA

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Oggi ho vissuto una delle esperienze più incredibili della mia vita: un trekking nella giungla del Parco Nazionale dei Vulcani in Ruanda, sulle tracce dei gorilla di montagna.

I gorilla sono una specie che ha rischiato l’estinzione e oggi gli unici esemplari, circa 500, si trovano proprio nel complesso di Parchi Nazionali a cavallo di Ruanda, Uganda e Congo. Sono animali che mi hanno sempre affascinato: grandi e forti, vegetariani (a sottolineare come la nostra idea che la carne ci renda “forti” sia da rivedere), intelligentissimi e mansueti. I gorilla vivono in media 35/45 anni in gruppi famigliari con delle leggi precise che ne regolano la vita. C’è il “silver-back”, il maschio dominante che prende il nome dal colore argentato del pelo della sua schiena che diventa così dopo i 12 anni, che guida il gruppo e prende le decisioni. Ci sono le femmine, tutte di proprietà del silver-back dominante, e altri maschi che rispettano le gerarchie date dall’anzianità e aspettano il loro turno per diventare a loro volta leader del gruppo, a meno che non decidano di lasciare la “famiglia” per formarne una propria. Il compito delle femmine è quello di accudire i piccoli, ed in questo ci assomigliano molto. Dopo 9 mesi di gestazione danno alla luce il loro piccolo che è del tutto dipendente dalla mamma per i primi 4 anni di vita. Dai 6 agli 8 anni i piccoli gorilla sono dei teenagers curiosi, ma sempre legati alla madre. Da 8 anni in poi raggiungono la maturità sessuale e diventano a tutti gli effetti degli adulti, anche se il colore del loro pelo rimarrà ancora per diversi anni nero.

Nel Parco dei Vulcani vivono 10 gruppi di Gorilla, ogni gruppo può essere visitato da un max di 8 persone per un tempo limitato ad un ora. Gli accessi sono ristretti per preservare l’ambiente naturale dei gorilla di montagna, proprio come avrebbe voluto la celebre zoologa americana Dian Fossey che ha dedicato la sua vita allo studio di questi animali (l’avete visto il film “Gorilla nella nebbia” con Sigourney Weaver?)

Noi oggi abbiamo fatto visita alla famiglia dei Sabinyo, composta da 19 membri: 3 silver-back ed un piccolo di appena 9 giorni. Dopo un’ora e mezza di trekking sulle pendici dell’imponente vulcano Sabinyo, li abbiamo trovati in mezzo alla fitta vegetazione intenti a mangiare. L’ora a nostra disposizione è volata, letteralmente, non sono sicura di essere riuscita a scattare belle foto e fare video interessanti, perché per la maggior parte del tempo sono rimasta incantata a guardarli. Nonostante il limite ufficiale di sicurezza a cui bisognerebbe stare sia di 5 metri, erano talmente vicini che allungando la mano avrei potuto accarezzarli. I grandi maschi si sono dimostrati più schivi e appena ci avvicinavamo scomparivano nella vegetazione, le femmine ed i giovani gorilla invece non erano per nulla spaventati e ci guardavano curiosi continuando le loro attività. Sicuramente riconoscevano le nostre due guide, che a loro volta li distinguevano uno per uno chiamandoli per nome e riproducendo il loro verso.

C’è chi probabilmente dirà che sono “solo” scimmie, ma per me è stata un’esperienza emozionante. Osservare come usano con abilità le mani, come le femmine si comportano con i piccoli, guardarli negli occhi languidi, mi ha fatto in qualche modo sentire la loro parte “umana”.

Una leggenda ruandese racconta che alcuni gorilla dopo essere diventati uomini, aver visto la cattiveria e la crudeltà di cui la razza umana è capace, sono tornati sulle montagne ed hanno riacquisito le loro sembianze originali. Ecco, a me piace pensare che i gorilla siano questo, degli esseri molto simili a noi ma che, nonostante la mole e la forza, hanno intelligentemente preferito una vita semplice e serena in mezzo alla natura incontaminata di queste montagne.

 

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