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MEGLIO LESBICHE CHE IGNORANTI

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“Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”.

Signor Belloli, almeno abbia il coraggio di ammettere che l’ha detta quella frase infelice. E invece no, neppure le palle di ammettere… Peccato che non sia uno qualsiasi, ma il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Calcio, organo che dirige e organizza i campionati e le coppe per le squadre maschili iscritte dal quarto livello del calcio italiano fino all’ultimo, i campionati femminili e le manifestazioni del Beach Soccer e del Calcio a 5.

A parte che la Serie A di calcio femminile dovrebbe meritarsi lo status di sport “professionistico” (ma questa è un’altra storia, anche se il fatto che in Italia nessuno sport femminile sia professionistico la dice lunga sul grado di arretratezza che ci distingue), cosa c’entra il fatto che le calciatrici siano “lesbiche”? Innanzitutto si tratta di 20.000 tesserate, e fatico a credere che tutte siano lesbiche, un po’ com’è impossibile che tutti le sexy pallavoliste o i super macho calciatori siano etero! Ma soprattutto: cosa c’entra l’orientamento sessuale di un’atleta con le sue capacità sportive?

Per me questa non è solo una gaffe sessista, ma è lo specchio di un mondo sportivo vecchio e antiquato totalmente in mano agli uomini, che a sua volta è lo specchio della nostra società fallocratica!

Ha detto bene Cabrini, intervistato per il nostro documentario “She Got Game”: “Lo sport femminile è considerato minore, di seconda fascia, e non potrà mai crescere perché l’Italia è un paese maschilista”, di certo non finché sarà una banda di politici ignoranti a governarlo.

Ma come mai sono solo in “quattro” a giocare a calcio in Italia mentre all’estero il calcio è uno sport molto amato dalle donne? Negli USA calcio e basket sono gli sport di gran lunga più praticati dalle donne, ed in Germania sono oltre 750 mila le calciatrici. Forse perché se giochi a calcio in Italia vieni considerata lesbica? La colpa è proprio di persone bigotte e ignoranti come Belloli, che invece di lavorare per promuovere il suo sport etichetta, ghettizza e sminuisce il valore sportivo delle donne.

Nel prossimo turno di campionato, per protesta, le squadre di serie A femminile scenderanno in campo con 15 minuti di ritardo. Mi dispiace veramente molto che il nostro campionato sia finito, perché avrei chiesto a tutte le cestiste di fare lo stesso, in segno di solidarietà, perché anche noi come le calciatrici siamo discriminate in Italia. E perché? Solo perché facciamo uno sport di contatto. Sembra ridicolo ma è così! Viviamo in un paese in cui purtroppo la donna deve essere sexy e provocante anche quando fa sport. Ridicolo: lo sport è sport e stop!

E basta, togliete questi vecchi rincoglioniti dai posti di potere, e metteteci delle donne, delle ex atlete: ne conosco tante che starebbero benissimo in posizioni decisionali. Molte sono intelligenti, preparate, determinate, con una mentalità più aperta e soprattutto più sensibili!

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