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L’allenatore, come l’arbitro, è un male necessario.

L’allenatore è quella roba che alzi la mano chi non ha mai pensato “se lo facessi io…”.

Sì, è capitato anche a me, col basket, perché il fatto di sentirci tutti allenatori non è solo un fenomeno calcistico. E sapeste quante persone conosco che con sicurezza hanno affermato che saprebbero gestire l’Olimpia sicuramente meglio di Repesa. Non parliamo poi della Nazionale di Pianigiani agli ultimi Europei.

L’allenatore, quando al martedì, dopo un’ora di atletica, ti fa fare l’1vs1 didattico per la difesa a tutto campo lo odi.

L’allenatore, quando ti mette nell’ “altro quintetto” per provare gli schemi e passi tutto l’allenamento in difesa lo odi ancora di più.

L’allenatore, quando a fine allenamento poi sceglie sempre le ragazzine per i due tiri liberi che “se segna tutti in doccia, se sbaglia suicidio” lo vorresti strangolare.

L’allenatore, che lo sai benissimo che quando ti urla è perché ci tiene, perché se pensasse che non vali niente se ne sbatterebbe, però: “perché ce l’ha sempre e solo a me”?

Se giochi poco: “Non mi capisce”.

Se giochi tanto: “Mi spreme troppo”.

Lo spogliatoio, per fortuna, è il luogo della rivincita: l’allenatore lì finalmente non ha nessun potere e quindi in totale anarchia si può prenderlo in giro e nelle giornate veramente no anche insultarlo con veemenza.

Poi però arriva la partita importante e lo vedi che salta su come un matto dalla panchina, che scarabocchia imperterrito sulla lavagnetta anche se vede facce perplesse, che si becca un tecnico per difenderti dopo che l’arbitro non ti ha fischiato due randellate consecutive, che continua a incitarti anche se sei sopra di 25 a 3’ dalla fine.

Lo vedi lì che cerca di restare compito e freddo ma si vede lontano un miglio che è felice come un bambino perché abbiamo vinto.

Ecco, esci dallo spogliatoio e pensi che solo lui può fare l’allenatore, che nessun altro saprebbe fare meglio di così. Il tuo allenatore.

Poi ti risvegli il lunedì, l’effetto vittoria comincia ad affievolirsi, ricomincia una nuova settimana di allenamenti e l’allenatore, il tuo allenatore, ritorna quello che ti spreme e non ti capisce e comincia a rifarsi strada, lenta ma inesorabile, la convinzione che “se l’allenatore lo facessi tu…”.

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