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LA MIA PIÙ GRANDE TIFOSA

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La mia mamma era la mia più grande tifosa.

Oggi sono sei mesi che la mia mamma non c’è più.

Dire che “non c’è più” mi fa in qualche modo sentire meno male, come se fosse partita per uno dei suoi lunghi viaggi in Australia con sua sorella o fosse semplicemente andata da qualche parte. Lei che amava viaggiare e mi ha trasmesso questo spirito vagabondo. Invece proprio non c’è più, ed io ancora non mi riesco ad abituare.

Mia mamma c’è sempre stata quando giocavo, lì in tribuna, vicina a mio papà. Bastava guardare su per avere un sorriso e un pollice alzato di incoraggiamento. Lei che di basket non capiva nulla, ma che negli anni ha imparato a capire le difese miste e a riconoscere i passi di partenza. Lei che parlava in inglese con le straniere e indossava la felpa della squadra per venire a tifare. Lei che non urlava mai, ma che dentro era quella che gridava più forte di tutti. A lei non importava se giocavo male o bene, se vincevo o perdevo: per lei ero sempre fortissima. Per lei la cosa importante era che mi divertissi a rincorrere quella palla a spicchi e che non mi facessi male.

Certe volte quando succede qualcosa di bello o brutto mi viene ancora d’istinto di cercare il suo numero sul telefono per condividere con lei quello che è successo e scherzarci su, un po’ in italiano, un po’ in tedesco, un po’ in inglese… Ho ancora il suo numero tra i preferiti, ma il suo telefono è sulla mia scrivania, spento.

I ricordi, i momenti, si affollano nella mia memoria. Belli, vividi, presenti. Ma non riesco a togliermi dalla testa quell’ultima fotografia, nel letto dell’ospedale in fin di vita, senza più la sua bella energia, il suo entusiasmo, la sua eleganza. Non riesco a dimenticare la paura nell’attesa. Il senso di impotenza, di vuoto, di ingiustizia. Di come mi sono sentita di colpo sola. Come quando guardando su verso la tribuna durante questa stagione vedevo il suo posto vuoto.

Quest’anno mia mamma non ha visto nemmeno una partita, non ha conosciuto le mie nuove compagne. Certo, così si è risparmiata l’ennesimo infortunio, ma si è persa anche alcune belle battaglie, e ancora qualche bel canestro. Come li facevo quando avevo qualche anno in meno e tanta benzina in più nelle gambe, e lei mi chiedeva al termine della gara “Come hai fatto a farlo?”. Una magia mamma… una magia, come quella che fai tu ogni volta che mi prepari la mia torta preferita.

E’ passato già più di un mese dallo strappo al polpaccio che ha messo fine in anticipo alla mia stagione. Non so se ce ne sarà un’altra. Non so se ci saranno altri canestri, alte vittorie, altre compagne di squadra… Perchè senza la mia più grande tifosa anche giocare a volte sembra meno bello, meno divertente. Vincere o perdere non sembra più la cosa più importante del mondo.

Lo era invece il sorriso della mia mamma. Quel sorriso dolce e raffinato che mi manca ogni giorno di più.

 

 

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