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L’Italia è lunga, se la fai in bici ancora di più.

Da Milano a Catania sono 1.620 km, perché l’autostrada non la puoi prendere, e allora ti fai un bel po’ di strada in più. E ti fai anche un bel po’ di salita in più: in totale per noi sono stati 12,5km di ascesa… Che è quasi come aver scalato 3 volte il Monte Bianco! Per fortuna il dislivello è stato spalmato nei 30 giorni di viaggio, ma anche così non è stato per nulla facile.

La partenza è stata un po’ come quando si comincia una stagione di basket, una sorta di preparazione atletica, con tanto di cani attaccati alle gambe e ai polpacci. I primi giorni facevo una fatica matta anche in pianura: continuavo a guardare il GPS sperando che i chilometri passassero velocemente, pregando che i muscoli cominciassero a girare un po’ meglio e di trovare la posizione giusta sulla bici.

In teoria ero allenata, in teoria! Ero allenata per correre su e giù per un campo da basket, per saltare, tirare, scivolare, ma non per pedalare… Pedalare è un’altra storia, ed anche il mio corpo l’ha capito presto. Ogni mattina, i primi giorni, ci voleva la gru per mettermi in sella: gambe di marmo e collo bloccato, perché anche stare rannicchiata tutto il giorno su una bici non è esattamente comodo per chi non è abituato.

Poi pian, piano le cose sono migliorate. Giorno dopo giorno mi sono sentita più forte: le gambe più pronte, la pedalata più energica, la testa più sgombra. Ho cominciato anche a sentirmi più a mio agio sulla bici (o per meglio dire sulla sella!!!) tanto da concedermi il lusso di guardarmi attorno ed apprezzare anche il panorama.

Ma quando tutto stava girando al meglio sono cominciate le salite: da Bologna in poi l’Italia è praticamente una montagna continua! Ho rimpianto le gite lungo il Po in cui mi lamentavo della monotonia della Pianura Padana, mentre i mie muscoli cominciavano a bruciare, a bruciare, a bruciare.

Le salite (soprattutto quelle della Basilicata e della Calabria) mi hanno messo alla prova perché sono state una sfida nuova a cui non ero abituata: una sfida con me stessa. Niente avversari da battere in 1s1 o contro cui lottare a rimbalzo, niente pubblico pronto ad applaudire un bel canestro o un assist. Quando la strada cominciava ad andare su io mettevo giù la testa, mi aggrappavo forte al manubrio e cominciavo a pestare più forte sui pedali della mia bici. Quando non ce la facevo più prendevo un punto di riferimento e mi dicevo “Dai che fino a lì ce la fai”, e poi quando arrivavo “lì” trovavo un nuovo punto da raggiungere, e poi ancora un altro, e su e su. Ci sono stati molti momenti in cui avrei solo voluto bruciarla quella maledetta bici da 30kg, ma la gioia di arrivare in cima e farcela da sola con le mie gambe, il senso di libertà della discesa… Beh, mi hanno sempre fatto dimenticare la fatica.

Il bello di un viaggio in bici è il suo essere lento! Non avrei mai pensato di apprezzarlo così tanto, visto che vivo una vita frenetica, sempre di corsa per incastrare mille impegni… O forse è proprio per questo che mi è piaciuto ancora di più: andando piano si vedono i dettagli, si apprezzano le sfumature, si è più presenti in quello che si fa. O almeno è quello che è successo a me durante questo incredibile viaggio in bici attraverso l’Italia.

1.620 km percorsi, 8 regioni attraversate, 30 giorni consecutivi pedalando, 12.539 metri di ascesa… 0 kg persi. Ok che questo viaggio l’ho fatto per amore dell’avventura e per mettermi alla prova, ma insomma, perdere qualche chiletto ad una donna fa sempre piacere. Peccato!

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