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L’ideale per un arbitro è finire la partita che nessuno si ricordi chi era l’arbitro in campo! Può sembrare brutto, ma invece significa che ha arbitrato bene, che non è stato contestato, che non ci sono stati episodi difficili con giocatori, allenatori o tifoserie.

Ieri sono stata ospite ad un convegno dell’AIAP (Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro) e ho scoperto molte cose interessanti di un mondo che conoscevo incredibilmente poco, anche se da sempre ci convivo. Io sono una giocatrice corretta, che non protesta quasi mai, che ringrazia l’arbitro quando gli da la palla. Però, insomma, ho sempre pensato anche io che chi fa l’arbitro è o un giocatore mancato o un frustrato cronico… Chi non l’ha mai pensato? Va bhe, sicuramente ci sono mille motivi per cui uno decide di fare l’arbitro (è troppo basso, non è bravo a giocare, vuole rimanere con un altro ruolo nel basket, vuole guadagnare qualcosina ecc) certo è che è un lavoro difficile, che spesso viene sottovalutato.

Mentre noi giocatori abbiamo allenamenti fissati e compagni che ci stimolano, gli arbitri si allenano da soli durante la settimana. Devono prepararsi sia fisicamente che tecnicamente, e quelli bravi si guardano anche le partite per studiare le caratteristiche dei giocatori.

Gli arbitri poi hanno un assurdo limite di età che per i giocatori non esiste. Se un giocatore è a posto fisicamente può continuare a giocare fin quando vuole, magari scendendo di categoria (vedi super Mario Boni); un arbitro invece a 50 anni deve appendere le scarpe al chiodo anche se è Nembo Kid (che poi tra l’altro con 3 arbitri in campo lo sforzo fisico è poco). Addirittura la FIBA ha messo il limite per poter diventare arbitro internazionale a 32 anni. Stranamente in America, dove notoriamente di basket se ne intendono, questo limite non c’è, e in campo si vedono molti arbitri sessantenni, soprattutto nelle partite decisive dove serve qualità ed esperienza (il record è di Bavetta che ha arbitrato più di 2000 partite fino ad oltre 70 anni).

Ora, non è che devo per forza essere buona e gentile con gli arbitri perché ieri mi hanno invitata regalandomi delle mimose, ci sono anche arbitri stronzi, egocentrici o semplicemente scarsi… Ne ho incontrati molti. Però non sapevo che, come noi , anche gli arbitri vengono valutati e possono essere promossi o bocciati. Alle partite spesso ci sono dei commissari che valutano l’arbitraggio. A fine stagione poi, in base al punteggio, c’è chi sale, chi resta e chi scende. Ovviamente giù più di categoria si va, più si avranno arbitri scarsi o inesperti perché giovani… Ma la stessa cosa vale per i giocatori.

Oggi c’è il sorteggio per l’assegnazione degli arbitri, ed ho sempre pensato che fosse una cosa giusta per garantire imparzialità. Tutti gli arbitri però sono contro questa prassi poiché secondo loro garantisce una qualità arbitrale inferiore, e la penso così anche io. Le squadre sono tutte uguali, ma le partite no… Pensate ad esempio ad un derby Varese/Cantù o ad un Ragusa/Schio a Ragusa! Sarebbe auspicabile mandare gli arbitri migliori, i più esperti o più in forma alle partite delicate: il sorteggio non lo permette e spesso mette arbitri giovani o inesperti in situazioni difficili bruciandoli.

Non dimentichiamoci poi che il basket è stato il primo sport ad aprirsi alla tecnologia, e questo toglie tantissima pressione all’arbitro perché elimina (o limita) la possibilità di sbagliare. Giustamente Mattioli fa notare che invece in altri sport, come il calcio, l’errore dell’arbitro è un vero e proprio business da cui si generano infinite moviole e quindi ore ed ore di (noiosissime) trasmissioni tv.

Un arbitro deve avere buon senso, intelligenza e capacità di gestire la partita in ogni momento. Noi giocatori, invece, dobbiamo avere rispetto e fiducia in tutta la categoria, soprattutto ricordarci che senza un giocatore o senza l’allenatore si può comunque giocare, senza l’arbitro no!

Per cui, da qui in avanti, prometto di non insultare più gli arbitri. Lasciatemi solo un ultimo: “Stronzo fischiami un fallooo!!!!” 🙂