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Fallo di Zandalasini su Steinberga.

Non siamo ancora in bonus, è solo rimessa laterale per la Lettonia.

7.9 secondi sul cronometro.

Basko si occupa della rimessa, Sottana salta per disturbarla.

La palla va a Krastina, grande pressione di Dotto su di lei.

Si va subito sotto di nuovo a Steinberga in isolamento. C’è ancora Zandalasini che difende.

Steinberga si gira, parte in 1vs 1 sul fondo, arriva Ress in aiuto, tiro di Steinberga nel traffico.

La palla è sul ferro. Si lotta a rimbalzo, la tocca Masciadri ma non c’è più tempo.

Suona la sirena e l’Italia vince. L’Italia è ai Mondiali!

 

Io me lo sono immaginato così il finale di Italia vs Lettonia, ma sarebbe anche potuta andare diversamente. Certamente avremmo potuto perdere, ma sarebbe stato più facile da accettare. Il risultato del gioco, del campo, si accetta sempre anche se fa male. Questo fischio invece ci ha lasciati attaccati ai se, ai però, e alimenta la rabbia… Non sarebbe forse il caso di stabilire, una volta per tutte, delle regole più precise per definire il fallo intenzionale? Negli ultimi minuti di ogni partita, quasi tutti i falli sono “tattici”, ovvero intenzionali.

Questo fischio non ci ha solo portato via un sogno negandoci l’accesso ai Mondiali, ma ha di fatto cambiato radicalmente il prossimo futuro del nostro basket femminile. Andare ai Mondiali significava fidelizzare un pubblico che per la prima volta dopo tanti anni si è accorto della bellezza del basket femminile; significava più visibilità per tutto il movimento, che in soldoni si traduce nella possibilità di trovare più sponsor; significava ottenere un risultato prestigioso e quindi esercitare un maggior fascino sulle bambine per attirarle in palestra e convincerle a giocare a basket; significava poter pianificare con serenità il lavoro in palestra con un gruppo solido e affiatato. Questo fischio invece ci costringe a ricominciare nuovamente tutto da capo!

Probabilmente perderemo dei pezzi: non sappiamo ancora cosa deciderà di fare Capitan Masciadri, ma già Laura Macchi ha comunicato il suo addio alla Nazionale. A 38 anni, con un nuovo ciclo che sta cominciando, a mio avviso è la scelta più giusta, ma io mi sono commossa quando ho visto il suo messaggio video, posso solo immaginare cosa abbia provato lei. Chicca è una grande signora, si è rimessa in gioco per amore della maglia azzurra e più di tutte ha sofferto la beffa che la sorte (per non dire l’arbitro) ci ha giocato. Con lei in campo probabilmente le cose sarebbero andate diversamente, di sicuro si meritava di poter vivere da protagonista questa avventura e non stare in tribuna con la mandibola fratturata. Il Mondiale per lei e Masciadri sarebbe stato il giusto riconoscimento per quanto fatto per il basket femminile italiano in tutti questi anni, come una sorta di premio alla carriera.

Questo Europeo però ci ha regalato anche tante cose positive: su tutte, una Zandalasini stratosferica da “Miglior quintetto”. Questa manifestazione è stata la definitiva consacrazione di una stella che già brillava, ma che ora è salita al livello superiore. Talento, potenza, eleganza, personalità; la capacità di fare tutto con una naturalezza imbarazzante, anche nei momenti più importanti della partita. Ci aspettavamo da lei un grande Europeo, ma onestamente non di questo livello: la magnifica Torrens alla sua età non era così dominante.

Ma non c’è solo Zanda: ci sono il talento e la voglia di vincere di Sottana, la sfrontatezza di Penna e De Pretto, le accelerazioni di Dotto, la determinazione di Ress, Formica e Cinili, l’abnegazione di Crippa e Gorini… C’è un gruppo di ragazze tutte italiane (niente contro le naturalizzate, ma almeno diamo una regola comune!) che è stato in grado di far innamorare gli spettatori, che non si è mai tirato indietro, che ha sopperito alle lacune mettendo il cuore in campo. E poi c’è una sapiente guida tecnica e le giovani dalle belle speranze che sono rimaste a casa, che scalpitano…

Questo Europeo per me è un punto di partenza, ormai siamo tutti un po’ azzurre dentro.

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